Il paradosso fondamentale del tè britannico è che non ha nulla di britannico alle origini. La pianta Camellia sinensis cresce in Cina, in India, in Sri Lanka — mai nelle nebbie del Tamigi. Eppure fu attraverso le rotte commerciali marittime che questa foglia aromatica cominciò a conquistare l'Europa, e Londra ne divenne presto uno dei centri di smistamento più importanti. La Compagnia delle Indie Orientali, con le sue infrastrutture portuali e le sue navi cariche di spezie, trasformò la città in un nodo cruciale di un commercio che avrebbe cambiato le abitudini di un intero continente. Prima ancora che diventasse una questione di classe o di etichetta, il tè era pura economia coloniale.
Nel corso dell'Ottocento, Londra visse una trasformazione sociale silenziosa ma profonda, e il tè ne fu protagonista insospettabile. Mentre la Rivoluzione Industriale stravolgeva i ritmi di vita, le teahouse offrirono qualcosa di prezioso: uno spazio pubblico che, almeno in certi contesti, le donne potevano frequentare con maggiore libertà rispetto ad altri locali dell'epoca. Il tè, con la sua aura di rispettabilità borghese, contribuì ad aprire una crepa in rigide convenzioni sociali.
Le origini dell'afternoon tea sono avvolte in un mix di storia e leggenda difficile da districare con certezza. La tradizione viene spesso ricondotta all'ambiente aristocratico dell'epoca vittoriana, ma gli storici discutono ancora su chi ne abbia davvero codificato il rito. Quel che è certo è che l'usanza prese piede con la velocità di una buona idea al momento giusto, diffondendosi dai salotti dell'alta società fino agli strati più ampi della popolazione.
A Londra, però, il tè non è solo quello servito su vassoi di porcellana. C'è un'altra tradizione, ugualmente radicata e decisamente meno elegante: il cosiddetto builder's tea, il tè degli operai. Forte, scuro, versato in una tazza di ceramica robusta e accompagnato da latte abbondante — quasi sempre aggiunto direttamente nella tazza, senza cerimonie. È il tè del cantiere edile, del magazzino, del furgoncino parcheggiato sul ciglio della strada alle sette di mattina.
Poche questioni dividono i britannici con l'intensità di questa: si mette prima il latte o prima il tè nella tazza? La discussione non accenna a risolversi e continua a far discutere. I sostenitori del latte prima sostengono che così si evita che il calore eccessivo del tè rovini le proteine del latte; i fautori del tè prima rivendicano un maggiore controllo sulla gradazione finale. Sociologi e storici ci hanno costruito sopra analisi di classe: chi metteva prima il latte era associato storicamente alle classi popolari, che usavano tazze economiche facilmente screpolate dal calore diretto.
La Londra contemporanea ha aggiornato il suo rapporto con il tè senza per questo abbandonarlo. La scena del specialty tea — tè di qualità, in foglie, con origini tracciate — è cresciuta parallelamente a quella del caffè specialty, portando in città varietà provenienti da piantagioni del Darjeeling, del Yunnan, di Taiwan. Giovani londinesi che dieci anni fa avrebbero detto di preferire il caffè oggi si ritrovano a discutere di ossidazione e di temperature di infusione con la stessa passione dei sommelier.

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