Era il primo novembre del 1755, giorno di Ognissanti, e la maggior parte dei lisboeti si trovava in chiesa quando la terra cominciò a tremare. Il terremoto che colpì la città fu di una violenza inaudita, seguito da uno tsunami e da incendi che bruciarono per giorni. La Lisbona medievale e manuelina, quella dei grandi navigatori e delle spezie, quella che aveva accumulato ricchezze immense durante il secolo d'oro delle scoperte, fu ridotta in gran parte a macerie. Si stima che la catastrofe abbia ucciso una porzione consistente della popolazione e distrutto migliaia di edifici, tra cui chiese, palazzi e archivi storici di valore inestimabile.
Pombal non era nato per governare una città. Era un diplomatico di carriera, aveva trascorso anni a Londra e Vienna, e aveva studiato da vicino come funzionavano le monarchie illuminate d'Europa. Quando tornò in Portogallo, portò con sé idee moderne e una volontà di ferro. Il terremoto gli offrì qualcosa che nessun riformatore ottiene mai per vie ordinarie: una tabula rasa. Con il re prostrato dal trauma e la nobiltà paralizzata, Pombal prese in mano il Paese con un'energia quasi soprannaturale, accentrando su di sé poteri che tecnicamente non gli spettavano.
La Baixa Pombalina, il quartiere basso di Lisbona ricostruito sotto la sua direzione, non è solo un esempio di urbanistica settecentesca: è un manifesto politico in pietra e calce. Le strade ortogonali, i palazzi dalle facciate uniformi, le piazze simmetriche raccontano l'ideale illuminista di una città ordinata, razionale, controllabile. Pombal assoldò ingegneri militari e architetti per progettare un quartiere capace di resistere a future scosse sismiche — un'intuizione straordinaria per l'epoca, che portò allo sviluppo di tecniche costruttive innovative ancora oggi studiate.
Sarebbe disonesto raccontare Pombal senza parlare delle prigioni. Il suo governo fu anche un regime di sorveglianza e repressione. Il carcere di Caxias e, ancor più, le celle del forte di São Julião da Barra videro passare centinaia di oppositori, nobili caduti in disgrazia, intellettuali sospetti. Il processo contro la famiglia Távora — accusata di aver attentato alla vita del re — resta uno degli episodi più controversi del suo governo: una condanna a morte spettacolare che molti storici considerano più una resa dei conti politica che un atto di giustizia.
Quando il re Giuseppe I morì, il destino di Pombal si rovesciò in poche settimane. La nuova regina, Maria I, era circondata da nobili e religiosi che aspettavano da anni il momento della vendetta. Pombal fu allontanato dal potere, processato, condannato — anche se la sua età avanzata gli evitò conseguenze più gravi. Morì nella sua tenuta, lontano da Lisbona, nella stessa città di provincia dove era nato.
Visitare la Baixa oggi significa camminare dentro un progetto settecentesco ancora integro, una rarità assoluta in Europa. Ogni edificio, ogni angolo di strada, ogni proporzione racconta una volontà precisa. E nella tensione tra quella razionalità pianificata e il caos vitale e malinconico che Lisbona ha comunque saputo conservare — il fado nei vicoli, le azulejos sbeccate, le colline irregolari del centro storico — si trova forse il carattere più autentico della città. Pombal voleva controllare tutto, e Lisbona ha rispettato il suo piano dove ha potuto, poi ha fatto di testa sua. Un equilibrio che, a guardarlo bene, non è poi così diverso da quello di qualunque altra grande storia d'amore.

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